Studio di Architettura André Bonfanti

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ISSN 2499-8524

Recupero di seminterrati a fini abitativi, commerciali, uffici e alberghi

Recupero di seminterrato ad uso residenziale, ufficio, commerciale e ricettivo alberghiero a Milano. Seminterrato esistente oppure nuovo seminterrato per il quale siano trascorsi cinque anni dalla data di ultimazione dei lavori. Contributo sul costo di costruzione ed esenzioni. Oneri di urbanizzazione e monetizzazione. Requisiti igienico-sanitari e norme.

In Regione Lombardia è consentito recuperare i vani e i locali seminterrati al fine di contenere il consumo di nuovo territorio con l'obiettivo di incentivare la rigenerazione urbana e favorire l’installazione di impianti tecnologici di contenimento dei consumi energetici e delle emissioni in atmosfera.

Alla data di questo articolo, le norme di attuazione sul recupero dei seminterrati sono ancora in fase di definizione e il Comune di Milano ha in corso una proposta di deliberazione che chiarisce alcuni punti della Legge Regionale, ma è necessario attendere ancora per la deliberazione ufficiale, che potrebbe arrivare entro fine ottobre. Inoltre, la Legge Regionale già pubblicata in Gazzetta è stata successivamente oggetto di proposte di integrazioni e modifiche, quindi in futuro potrebbe essere pubblicato un aggiornamento della Legge regionale. Infine, il Comune potrebbe emanare delle circolari esplicative per l'applicazione concreta della Legge e per dipanare eventuali dubbi interpretativi, pertanto le indicazioni che riporto di seguito devono essere prese con cautela. 

I seminterrati sono recuperabili solo per destinazioni commerciali, terziarie (uffici) e residenziali. Sono comprese, anche se non esplicitamente indicate, le destinazioni turistico-ricettive, che il PGT di Milano ricomprende nelle destinazioni commerciali o residenziali in base alla tipologia di struttura ricettiva (rispettivamente alberghiera e non alberghiera) ai sensi dell'art. 18 della Legge Regionale 1 ottobre 2015, n. 27 (Politiche regionali in materia di turismo e attrattività del territorio lombardo). Si deduce, quindi, che sono escluse le destinazioni produttive (laboratori, magazzini, opifici, etc.), quindi non potranno essere recuperati i seminterrati per attività artigianali, produttive o per le quali abbiate bisogno di un laboratorio.

Definizione di "seminterrato"

Si definiscono seminterrati i vani e i locali situati nei piani di un edificio il cui pavimento si trova a una quota inferiore, anche solo in parte, a quella del terreno posto in aderenza all’edificio e il cui soffitto si trova, anche solo in parte, a una quota superiore rispetto al terreno posto in aderenza all’edificio1.

Il recupero è possibile per i seminterrati che siano esistenti alla data del 28 marzo 2017, o per la cui costruzione sia già stato conseguito il titolo abilitativo edilizio o l’approvazione dell’eventuale programma integrato di intervento richiesto alla data di approvazione della delibera del Consiglio comunale di cui al comma 1 della L.R. stessa. Per gli immobili realizzati successivamente all'entrata in vigore della Legge, il recupero potrà essere fatto solo dopo che siano decorsi cinque anni dall’ultimazione dei lavori2. Dopo avere recuperato il seminterrato, eventuali successivi mutamenti di destinazione d'uso potranno essere eseguiti solo dopo dieci anni dal conseguimento dell'agibilità (relativa al recupero)3.

In analogia con l'orientamento consolidato e la prassi per il recupero dei sottotetti, non dovrebbero essere considerati come "seminterrati" quei vani che costituiscono mere intercapedini, altrimenti non si configurerebbe un "recupero" di vani praticabili (sia pure con gli aggiustamenti necessari) ma si configurerebbe la realizzazione di un nuovo piano aggiuntivo, che eccede il carattere della ristrutturazione. In analogia con il recupero dei sottotetti, potrebbero non essere recuperabili i vani e locali seminterrati aventi altezza netta inferiore a 180 cm, ma è necessario attendere eventuali circolari o chiarimenti da parte del Comune di Milano.

I seminterrati recuperabili, inoltre, in analogia con il recupero dei sottotetti, ed interpretando in maniera restrittiva la Legge, sono solo quei seminterrati che non siano già agibili e con permanenza di persone per una determinata destinazione. Ovvero, seminterrati che siano già uffici, laboratori, negozi, oppure spazi condonati (aventi quindi già agibilità e volumetria), non sono seminterrati recuperabili mediante la disciplina introdotta da questa Legge, la cui ratio è appunto quella di recuperare "volumetria" (s.l.p.) a partire da locali che non la possiedono, ma sono seminterrati soggetti alla disciplina del cambio di destinazione d'uso. In pratica, se volete recuperare a residenza un seminterrato che è già un laboratorio o un ufficio o un negozio, dovrete usare lo strumento della "modifica di destinazione d'uso", che non è lo strumento del "recupero" introdotto da questa Legge. Per conoscere la disciplina della modifica di destinazione d'uso potete leggere l'articolo Cambio di destinazione d'uso - PGT Milano.

Requisiti dei seminterrati

Il recupero dei vani e locali seminterrati deve rispettare tutte le prescrizioni igienico-sanitarie vigenti, con alcune eccezioni e deroghe specifiche introdotte da questa Legge. In particolare, l'altezza minima interna dei locali seminterrati destinati alla permanenza di persone non può essere inferiore a metri 2,40 4, invece che i 2,70 metri richiesti normalmente 5. Tuttavia, la proposta di deliberazione del Comune di Milano distingue due casi: il recupero ad "uso terziario o commerciale" e il recupero ad "uso residenziale": nel primo caso sarebbe consentita l'altezza minima di 240 cm, mentre nel secondo caso il Comune vorrebbe mantenere l'altezza minima di 270 cm.

Inoltre, la proposta di deliberazione del Comune di Milano introduce una specifica caratteristica per il recupero ad uso residenziale: il recupero è ammesso purché i vani siano mantenuti all'interno dell'involucro edilizio costituito dall'edificio preesistente. Questa specifica non è indicata per i recuperi ad uso terziario o commerciale. Si ipotizza quindi che non siano ammessi ampliamenti nel caso di recupero per il residenziale o per il ricettivo-turistico assimilato al residenziale (non è chiaro quindi se siano ammessi scavi e sopralzi dei solai), mentre siano implicitamente concessi ampliamenti nel caso di recupero ad uso terziario e commerciale. Bisognerà attendere la delibera e altri chiarimenti prima di interpretare correttamente questo aspetto.

Ai fini del calcolo dell'altezza minima si ipotizza, e tale ipotesi è confermata dalle proposte di modifica alla Legge Regionale (vedi allegati in calce), che l'altezza minima (240 cm oppure 270 cm in base all'uso finale) sia da intendersi come "altezza media ponderale", in analogia con la legge sul recupero dei sottotetti, e pertanto sia ammissibile avere porzioni del seminterrato con altezze anche inferiori a 240 cm (o 270 cm nel caso di residenziale) a patto che altre porzioni abbiano altezza maggiore di 240 cm (o 270 cm per il residenziale), in modo che il rapporto tra il volume netto della parte da recuperare la cui altezza superi i 150 cm 6 e la relativa superficie netta, sia pari o maggiore a 240 cm (o 270 cm per il residenziale).

Inoltre, la lettura congiunta con il regolamento edilizio, dovrebbe imporre che i vani e le porzioni con altezza inferiore a 210 cm siano "chiusi mediante opere murarie o arredi fissi e ne potrà essere consentito l’uso esclusivamente come ripostiglio o guardaroba o, compatibilmente con le esigenze tecniche relative, per l’alloggiamento di impianti" 5. Quindi, le porzioni con altezza inferiore a 150 cm non sono considerate nella volumetria recuperata, dovranno essere chiuse da pareti o da arredi fissi, e potranno essere usate solo come ripostigli; le porzioni con altezza inferiore a 210 cm sono considerate nella volumetria recuperata (quindi sono s.l.p.) ma per effetto del regolamento edilizio dovranno comunque essere chiuse da pareti o arredi fissi e potranno essere usate come ripostiglio o guardaroba.

Per raggiungere l'altezza di 240 cm (o 270 cm per il residenziale), ove possibile tecnicamente e fatto salvo il dubbio interpretativo di cui sopra per il residenziale ove pare sia richiesto il "mantenimento dell'involucro", dovrebbe essere legittimo sia alzare la soletta superiore al seminterrato sia scavare sotto il pavimento del seminterrato. In quest'ultimo caso (scavo), se in presenza di condomìnio, è necessario ottenere il consenso unanime di tutti i condòmini dato che il suolo e sottosuolo su cui sorge l'edificio sono parte comune ai sensi dell'art. 1117 del Codice Civile, salvo che il contrario non risulti dal titolo di proprietà (ovvero che il suolo e sottosuolo del seminterrato siano esplicitamente di proprietà del singolo) 7.

Per quanto riguarda i parametri di aeroilluminazione, la Legge indica che questi potranno essere garantiti anche mediante l’installazione di impianti e attrezzature tecnologiche, invece che con l'aerazione e illuminazione naturale e diretta dei serramenti 8. Si ipotizza che, come indicato nella proposta di deliberazione del Comune di Milano, l'utilizzo dell'illuminazione artificiale e dell'aerazione attivata sia concessa solo solo nei casi di recupero ad uso terziario o commerciale, mentre per il recupero ad uso residenziale sia ammissibile solo l'aeroilluminazione naturale (quindi con apertura di serramenti). Invece, le proposte di modifica alla Legge regionale prevedono che per il recupero ad uso abitativo di unità autonome, il raggiungimento degli indici di aeroilluminazione con impianti tecnologici non potrà superare il 50% rispetto a quanto previsto dal regolamento locale. In sostanza, per i seminterrati che dovranno diventare appartamenti autonomi, potrebbe essere ammissibile al massimo il dimezzamento delle superfici dei serramenti rispetto alle attuali superfici minime. Viceversa, qualora il seminterrato recuperato diventi un'estensione di un appartamento esistente, la proposta di modifica alla Legge regionale prevede che per tale seminterrato si possa ricorrere all'aeroilluminazione totalmente artificiale a patto che i vani nel seminterrato siano adibiti a locali accessori 9 o di servizio 10 e che la parte recuperata non superi il 50% della superficie utile complessiva dell’unità.

Nelle proposte di modifica alla Legge regionale è introdotto un ulteriore vincolo relativo al recupero ad uso residenziale, che prevede che per il recupero ad uso abitativo, per il calcolo dei rapporti aeroilluminanti, la distanza tra le luci del locale e il fabbricato prospiciente dovrà essere di almeno 2,5 metri.

Per quanto riguarda le prescrizioni del regolamento edilizio, è necessario fare attenzione alle prescrizioni e ai requisiti dell'articolo relativo ai locali seminterrati e sotterranei 11, che è da leggere ed applicare congiuntamente insieme alla Legge sul recupero dei seminterrati, fatti salvi i requisiti esplicitamente derogati. Ai fini del contenimento dei consumi energetici, il recupero deve prevedere adeguate opere di isolamento termico in conformità alle prescrizioni tecniche in materia contenute nelle norme nazionali, regionali e nei regolamenti vigenti; in sostanza, è necessario procedere alla coibentazione delle pareti, alla creazione di un vespaio aerato e alla sostituzione degli eventuali serramenti, in base ai parametri delle attuali norme regionali e comunali vigenti 12.

Per i seminterrati, ai fini dell'ottenimento dell'agibilità per unità abitative autonome, è necessario valutare anche la concentrazione di gas radon13, che non dovrà superare i 300 Bq/mc. Qualora tale concentrazione fosse superiore, sarà necessario prevedere l’adozione di alcuni accorgimenti costruttivi finalizzati alla riduzione dell’ingresso del radon o alla sua rimozione 14.

Questa verifica è obbligatoria qualora il recupero del seminterrato sia finalizzato a creare una autonoma unità abitativa: in tal caso, infatti, il Comune di Milano trasmetterà alle A.T.S. di competenza (ex. A.S.L.) la S.C.I.A. di agibilità 15 di tali unità abitative autonome, corredata dall'attestazione del rispetto dei limiti di esposizione al gas radon, e l'A.T.S. effettuerà obbligatoriamente dei controlli igienico-sanitari e sulla concentrazione del radon, almeno due volte nel triennio successivo al rilascio dell'abitabilità. Pertanto, qualora la concentrazione di gas radon sia superiore ai limiti e non siano state realizzate opere per mitigare tale concentrazione, l'A.T.S. potrebbe dichiarare l'abitazione non più agibile. Nella proposta di modifica della Legge regionale viene eliminato l'obbligo dei controlli da parte delle A.T.S.

Qualora sia necessario intervenire su parti strutturali o su parti che possano incidere sulla statica complessiva (scavi sotto pavimento per abbassare la quota, spostamento di solette, aperture nelle pareti perimetrali per serramenti, etc.) è necessario procedere ad una verifica statica degli interventi e, se ricorre il caso, procedere ad un progetto di consolidamento strutturale con l'ottenimento delle relative autorizzazioni.

Ai fini dell'abbattimento delle barriere architettoniche, in analogia con la normativa sul recupero dei sottotetti, si ipotizza che sia sufficiente garantire il requisito della visitabilità ed adattabilità dell'unità immobiliare, fatti salvi eventuali requisiti specifici per particolari attività da insediarsi nel seminterrato qualora comportino l'apertura al pubblico (in tal caso è necessario adeguare il seminterrato alla normativa sulle barriere architettoniche in funzione dell'attività da insediarvi).

Qualifica dell'intervento

Il recupero dei seminterrati può essere fatto con o senza opere edilizie (ma normalmente le opere sono necessarie dato che il seminterrato non è probabilmente a norma), e non è soggetto alla preventiva adozione e approvazione di un piano attuativo o di permesso di costruire convenzionato e non è qualificato come nuova costruzione. Ciò significa che il recupero si può fare in modalità diretta (senza convenzioni o pianificazione con il Comune) e la qualifica dell'intervento sarà di "ristrutturazione edilizia" e non di "nuova costruzione".

I progetti di recupero dei seminterrati, qualora incidano sull’aspetto esteriore dei luoghi e degli edifici, anche se non sottoposti a vincolo paesaggistico, sono comunque sottoposti a procedura di esame di impatto paesistico da parte della commissione per il paesaggio, restando invariati gli obblighi imposti da norme ambientali o paesaggistiche nazionali e regionali 16.

Oneri e monetizzazioni

Il recupero di seminterrati, in analogia con il recupero dei sottotetti, è subordinato al pagamento di alcuni contributi al Comune, che devono essere verificati caso per caso poiché non è detto che siano da corrispondere tutti: gli oneri di urbanizzazione (primaria e secondaria), il contributo sul costo di costruzione (CCC); la monetizzazione per aree per servizi; la monetizzazione per parcheggi.

Gli oneri di urbanizzazione (primaria e secondaria) sono dovuti in quanto il recupero dei seminterrati è soggetto appunto al regime della ristrutturazione, che prevede il pagamento degli oneri.

Il contributo sul costo di costruzione è un contributo calcolato come percentuale del "costo virtuale di costruzione" del seminterrato a partire da un costo di costruzione al metro quadro, incrementato di un coefficiente che dipende dalla classe in cui ricade l'immobile nel quale il seminterrato è inserito. Il calcolo di questo contributo è complicato e non è descrivibile in maniera sintetica, ma in analogia con il recupero dei sottotetti, non dovrebbe superare il 20% del "costo virtuale di costruzione", che nel caso peggiore ammonta a circa 600 euro/mq di superficie complessiva (s.c. = superfice utile abitabile interna + una percentuale delle superfici accessorie e pertinenziali del seminterrato). Quindi, nel caso peggiore, tale contributo sarà pari a: 0,2 x 600 euro/mq x s.c. Il Comune di Milano potrebbe emanare circolari esplicative o interpretative che possono modificare tale calcolo e la sua applicazione in maniera diversa da quanto già applicato per il recupero dei sottotetti, pertanto il metodo di calcolo qui riportato è da ritenersi provvisorio e speculativo.

Nel caso di recupero di seminterrati che abbiano superficie lorda di pavimento (s.l.p.) fino a 200 metri quadrati per uso residenziale e fino a 100 metri quadrati per altri usi, che siano una pertinenza di una unità immobiliare (dimostrabile in base al titolo di proprietà) e che siano collegati direttamente all'unità immobiliare di cui sono pertinenza, il contributo sul costo di costruzione (CCC) di cui sopra non è dovuto. In tal caso, rimangono comunque da corrispondere al Comune gli altri oneri di urbanizzazione e le monetizzazioni.

Per quanto riguarda la monetizzazione per i servizi, fatte salve alcune fattispecie particolari 17, il recupero di vani e locali seminterrati, qualora comporti l’incremento del carico urbanistico, è assoggettato al reperimento di aree per servizi oppure, ove sia dimostrata l’impossibilità del recupero di tali aree, alla monetizzazione. In sostanza, normalmente si procede direttamente alla monetizzazione, che è un costo al metro quadro stabilito dal Comune (differente per ogni settore di Milano), da calcolarsi sulla superficie lorda (cosiddetta s.l.p.) della quale si richiede il recupero. Tale costo, a Milano, oscilla da circa 200 euro/mq a circa 1.200 euro/mq in base alla zona di Milano.

Per quanto riguarda la monetizzazione per i parcheggi, nonostante la Legge non citi esplicitamente tale costo, si ipotizza che i recuperi di seminterrati prevedano anche il reperimento delle superfici di parcheggio all'interno degli standard urbanistici, oppure la loro monetizzazione in alternativa.

Per il recupero del seminterrato in struttura ricettiva alberghiera, ai fini del calcolo della superficie lorda di pavimento (s.l.p.), da utilizzare per i calcoli sopra citati, non sono computati i locali tecnici, i vani ascensori, i vani scala, i corridoi ai piani delle camere, i portici e le logge.

Ambiti di esclusione

Il Comune di Milano, mediante delibera, può escludere alzune zone territoriali dall'applicazione del recupero dei seminterrati in relazione a specifiche esigenze di tutela paesaggistica o igienico-sanitaria, di difesa del suolo e di rischio idrogeologico, soprattutto rispetto al rischio alluvioni. In sostanza, nelle zone di Milano tutelate dalla Direttiva Alluvioni o nelle zone di particolare pregio artistico, il Comune può vietare il recupero dei seminterrati o applicare delle restrizioni al recupero.

La proposta di deliberazione indica le seguenti aree e ambiti di esclusione dell'applicazione della Legge:

  • nelle zone NAF (centro storico e alcuni nuclei storici in periferia o fuori porta) non è consentito il recupero ad uso residenziale;
  • gli immobili sottoposti a vincolo storico (tutela diretta e indiretta) qualora non abbiano ottenuto il nullaosta da parte delle competenti Amministrazioni che gestiscono il vincolo;  
  • le zone di Milano in classe di fattibilità geologica F3 18 ed F4 19. Per le zone in classe F2 (sostanzialmente tutta Milano a parte le zone indicate in nota per le aree F3 ed F4) la proposta di deliberazione prevede che un tecnico abilitato verifichi che i recuperi dei seminterrati non interagiscano con le acque di prima falda;
  • le zone di Milano soggette a Direttiva Alluvioni, negli scenari di pericolosità P1, P2 e P3. In sostanza, non è possibile il recupero nelle aree attorno al Fiume Lambro, nelle aree attraversate dal Seveso 20, in parte delle zone attraversate dal Torrente Nirone/Fugone/Merlata/Guisa 21 e in alcune porzioni di aree attraversate dal Torrente Garbogera 22;
  • le fasce di rispetto assoluto dei pozzi di captazione ad uso idropotabile. Con "zona di tutela assoluta" si intende una distanza di 10 m dal pozzo, quindi non dovrebbe essere un vincolo eccessivo. Tuttavia, poiché Milano ha parecchi pozzi distribuiti in vari quartieri e dato che tali pozzi sono posizionati su strade, vie e piazze, anche in adiacenza ai fabbricati, potreste essere sfortunati e il seminterrato potrebbe essere limitrofo a tali pozzi;
  • gli immobili disciplinati dal Piano dei Servizi del P.G.T., che sono già disciplinati anche per quanto riguarda l'uso dei seminterrati.

In tutte queste zone o ambiti, il recupero non è ammesso oppure è ammesso parzialmente o previa autorizzazione.

  • 1. Legge Regionale 10 marzo 2017, n. 7, art. 1, comma 2.
  • 2. Legge Regionale 10 marzo 2017, n. 7, art. 4, comma 3.
  • 3. Legge Regionale 10 marzo 2017, n. 7, art. 2, comma 7.
  • 4. Legge Regionale 10 marzo 2017, n. 7, art. 1, comma 4.
  • 5. a. b. Regolamento Edilizio del Comune di Milano, art. 95.
  • 6. Ovvero, sono da escludere dal calcolo le porzioni più basse di 150 cm.
  • 7. Questo è l'orientamento giurisprudenziale prevalente. Si veda anche la sentenza della Corte di Cassazione del 25 ottobre 2005, depositata il 9 marzo 2006, n. 5085, confermaitva di un orientamento giurisprudenziale univoco e ormai consolidato in base al quale il suolo su cui sorge l’edificio, “se il contrario non risulta dal titolo”, deve considerarsi comune, per espressa previsione dell’articolo 1117 del Codice civile. Si veda anche: Cass. civ., sez. II, 28 aprile 2004, n. 8119, Polli c. Cond. via Garibaldi 3 Settala, ove "Per il combinato disposto degli artt. 840 e 1117 c.c. lo spazio sottostante al suolo su cui sorge un edificio in condominio, in mancanza di titolo che ne attribuisca la proprietà esclusiva ad uno dei condòmini, deve considerarsi di proprietà comune, indipendentemente dalla sua destinazione. Ne deriva che il condomino non può, senza il consenso degli altri, procedere ad escavazioni in profondità del sottosuolo per ricavarne nuovi locali o ad ingrandire quelli preesistenti, comportando tale attività l’assoggettamento di un bene comune a vantaggio del singolo" (in applicazione di tale principio, la Corte ha confermato la sentenza di merito che aveva considerato lesivo del diritto di comproprietà l’opera di escavazione di cm. 40, eseguita dalla proprietaria del piano terreno, in profondità del sottosuolo, per ingrandire il suo locale)".
  • 8. Legge Regionale 10 marzo 2017, n. 7, art. 1, comma 5.
  • 9. Locali accessori per il regolamento edilizio di Milano: servizi igienici, bagni, locali studio, biblioteca, hobbies.
  • 10. Locali di servizio per il regolamento edilizio di Milano: disimpegno, ripostiglio, corridoio, autorimessa, altri spazi senza permanenza continua di persone.
  • 11. Regolamento Edilizio del Comune di Milano, art. 88.
  • 12. Regolamento Edilizio, CAPO IV - ENERGIA, FONTI RINNOVABILI, ECOSOSTENIBILITA' e Deliberazione Giunta Regionale - D.g.r. 17 luglio 2015 - n. X/3868 e i successivi decreti attuativi.
  • 13. "Il radon è un gas nobile radioattivo, incolore ed inodore, derivante dal decadimento radioattivo dell’uranio, presente naturalmente nelle rocce e nei suoli quasi ovunque, con concentrazioni variabili a seconda della tipologia di roccia. [...] Se il gas radon entra in un ambiente chiuso, quale un’abitazione o un luogo di lavoro, a causa del limitato ricambio d’aria, questo può raggiungere concentrazioni in aria rilevanti e tali da esporre la popolazione a rischi per la salute. [...] Attualmente gli studi scientifici confermano che il radon è la seconda causa di tumore ai polmoni dopo il fumo per molti paesi del mondo". Decreto Regione Lombardia n. 12678 del 21/12/2011 - Linee guida per la prevenzione delle esposizioni al gas radon in ambienti indoor, estratto dall'art.1.1.
  • 14. Regolamento Edilizio di Milano, art. 145 e Decreto del Direttore generale alla sanità 21 dicembre 2011, n. 12678 (Linee guida per la prevenzione delle esposizioni al gas radon in ambienti indoor).
  • 15. Vedi art. 24 del D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380.
  • 16. Legge Regionale 10 marzo 2017, n. 7, art. 1, comma 6. Si segnala che la Legge Regionale parla di esame di impatto "paesaggistico", ma a Milano si dovrebbe parlare di impatto "paesistico", che ha una procedura diversa dall'autorizzazione "paesaggistica".
  • 17. Vedi Legge Regionale 10 marzo 2017, n. 7, art. 2, comma 5.
  • 18. Baggio, Muggiano, Romano Bianco, Gratosoglio, parte di Chiesa Rossa, Quintosole, Chiaravalle, Ponte Lambro, Monlué, parte di Forlanini, zona svincolo Linate-Aeroporto, e alcune piccole aree più interne a Milano.
  • 19. Adiacenze fiume Lambro in prossimità di Cimiano e Crescenzago.
  • 20. Quartieri Isola, La Fontana, Maggiolina, Montalbino, Giornalisti, Ca' Granda, Segnano, Niguarda, parte di Bicocca, e fino a Bresso.
  • 21. Zona Expo-Baranzate.
  • 22. A nord di Quarto Oggiaro.
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Ultima modifica: 
5 Agosto, 2017 - 14:25

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